Un uomo trova una botola nel suo giardino: ecco cosa ha scoperto lì

di Jacopo Capone

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Un residente di una tranquilla zona periferica, mentre si dedicava alla manutenzione del suo giardino, ha scoperto sotto uno strato di terra e rami un massiccio portello in metallo. Questo ritrovamento, avvenuto durante lavori di routine, ha interrotto immediatamente lo svolgersi della sua giornata e ha sollevato numerosi interrogativi. Il nuovo proprietario del terreno, acquistato di recente, non era a conoscenza dell’esistenza di una simile struttura. Il portello, saldamente ancorato a un anello di cemento e dotato di una pesante maniglia per il sollevamento, chiaramente non faceva parte delle moderne infrastrutture e custodiva il silenzio sul suo scopo.

Prima di intraprendere azioni autonome, l’uomo ha agito con prudenza contattando i servizi comunali locali e l’archivio storico. I controlli ufficiali hanno rivelato che il portello non risulta nelle mappe delle reti idriche, fognarie o elettriche cittadine. L’assenza di informazioni aggiornate ha solo alimentato l’interesse verso il ritrovamento e ha spinto a riflettere sulle sue origini storiche. In questa fase, furono escluse cause tecniche moderne, spostando così l’attenzione verso il passato.

Dopo le necessarie autorizzazioni e l’adozione di misure di sicurezza, il portello è stato aperto. Sotto di esso è emerso un pozzo verticale profondo circa quattro metri, con una scala metallica fissata alla parete. Scendendo, l’uomo e gli specialisti invitati hanno scoperto un piccolo ambiente sotterraneo, che ricordava un rifugio antiaereo civile o una dispensa per provviste dell’epoca della Guerra Fredda. La stanza era vuota, a eccezione di alcune cassette di legno vuote con marchi appena leggibili, una lampada a cherosene arrugginita e un vecchio giornale degli anni ’60, posato ordinatamente su una mensola.

Le ricerche d’archivio, avviate dopo la scoperta, hanno permesso di ricostruire la probabile storia della struttura. È emerso che alla fine degli anni ’50 il precedente proprietario del terreno, temendo un’escalation della tensione internazionale, costruì sul suo lotto un rifugio privato. Con il tempo, dopo il suo trasferimento e diversi passaggi di proprietà, la conoscenza del bunker andò perduta e il portello fu gradualmente sepolto sotto uno strato di terreno e vegetazione cresciuta disordinatamente. Quindi, il ritrovamento non aveva legami con attività criminali o tesori nascosti, ma rappresentava un monumento alla storia quotidiana e alle paure personali di un’intera epoca.

Oggi il portello è di nuovo saldamente chiuso, e le sue coordinate e la sua storia sono state inserite nel catalogo storico-localistico del distretto. Il proprietario del terreno sta valutando la possibilità di conservare la struttura come reperto storico sulla sua proprietà. Questa vicenda ricorda che sotto la superficie della normalità si nascondono spesso testimonianze materiali del passato, in grado di gettare luce sulla vita privata e sulle ansie collettive delle generazioni precedenti.

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